Massima di vita

Il giudizio e le recensioni qui riportate, pur nel tentativo di essere obiettivi, risentono del gusto e dell'esperienza di chi scrive.
Judgment and reviews given here, while trying to be objective, are affected by the taste and experience of the writer.


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Tuesday, August 28, 2012

Mr. Peter Hayden - Faster Than Speed (2010)




















2010 CD Winter Talvi-11
2012 Vinyl LP Mikrofoni 001

E' solo da poco che mi sono - fortunatamente - avvicinato ai finlandesi Mr. Peter Hayden. Questo quintetto annovera i seguenti ragazzotti: L. Kivelä, JP. Koivisto, S. Kuosmanen, M. Marjamäki, T. Santamaa e V.Vatanen e, altrettanto fortunatamente, è piuttosto complicato spiegarvi cosa suonino. Il cd in questione è semplicemente composto di due tracce super-lunghe (ad ogni modo, mai lunghe come i grandiosi francesi Overmars); ma non è questo il punto. Faster Than Speed di Mr. peter Hayden ha: la ripetitività dei connazionali Circle, un suono che tradisce inequivocabilmente il metal finnico, vagamente il senso psichedelico dei Motorpsycho orchestrali, un sax dagli echi crimsoniani; eppure non sono nulla di tutto ciò. Tra l'altro, hanno una sufficiente padronanza dei rispettivi strumenti, il che, pur non essendo necessario, non guasta certo in quest'epoca di approssimazione; potrebbero fare scuola e doposcuola a tanti nomi più famosi. Se amate esclusivamente le cose classiche potrebbe non piacervi, ma se avete le palle piene delle solite cose allora non potete sbagliare. Occhio a Mr. Peter Hayden, potrebbe esplodere in qualsiasi momento. (Sono anche distribuiti in Italia dalla intraprendente nostrana Phonosphera !).

Only recently that I've - thankfully - approached the finns Mr. Peter Hayden. This quintet includes the following guys: L. Kivela, JP. Koivisto, S. Kuosmanen, M. Marjamäki, T. Santamaa and V.Vatanen and just as fortunately, is quite complicated to explain what they play. The CD is simply composed of two super-long tracks (however, never long as the great french Overmars), but that's not the point. Faster Than Speed ​​of Mr. Peter Hayden: got the repetitiveness of their neighbour Circle, a sound that reveals clearly the finnish metal, vaguely the psychedelic sense of the orchestral Motorpsycho, a sax that brings Crimson echoes, yet they are nothing of the kind. Among other things, they have a sufficient command of their instruments, which, although not necessary, certainly does not hurt in this era of approximation, they could show and after-school so many more famous names. If you love only those classic things might not like it, but if you're sick of the usual things then you can not go wrong. Put your eyes on Mr. Peter Hayden, it could explode at any moment. (They are also distributed in Italy by our local enterprising Phonosphera!). 

Tracklist

1 Smoke in Space 33:33
2 Δt=0                  33:00

78/100


Mr. Peter Hayden - 'Smoke in Space' (from: Faster Than Speed 2010 - distro/excerpt) by Phonosphera Records

Monday, August 13, 2012

Aleph Null - Dale ep (2012)




















File Digitale

Vorrei sottoporre alla vostra gentile attenzione i tedeschi Aleph Null da Colonia. Carsten al basso, Jens alla batteria e Philip alle chitarre e voce non ve la mandano a dire. Non so quanti di voi abbiano familiartità con lo sludge ma questo ep, scaricabile dal loro bandcamp merita sicuramente una citazione.
Il primo pezzo è sicuramente il migliore ma anche gli altri reggono bene il confronto. Come da necessità di genere il suono ha un punch da brividi, accordi monolitici, basso distorto, voce da metal moderno e così via...se avete i timpani deboli interrompete la lettura adesso.In qualche passaggio ricordano cose degli americani Starchild col loro Born Into Eternity del 2006, ma potrebbero essere assimilati ai Samothrace leggermente più morbidi (e ho detto tutto), una venatura dark, doom - quindi - è lecito aspettarsela. Io penso che una volenterosa etichetta se la meritino proprio, altrimenti squanternatevi le orecchie con un big muff attaccato ad un Sunn O))) Model T tirato a canna...

I'd like to draw your kind attention the germans from Cologne: Aleph Null. Carsten on bass, Jens on drums and Philip on guitar and vocals they told me in no uncertain terms. I do not know how many of you are familiar with the sludge, but this ep, downloadable from their bandcamp surely deserves a mention
The first piece is definitely the best but the others compare favorably. As is usually the need for such sounds they has a punch that chills, monolithic chords, distorted bass, vocals as modern metal and so on ...if you have weak eardrums stop reading now. In some passages remind us of things from the american Starchild Born Into Eternity (2006), but may even be Samothrace, slightly softer (and I've said it all), a dark coarse, doom - so - it is permissible to expect it. I think that if a label willing to deserve its own, otherwise keep breaking your ears with a big muff plugged to a Sunn O))) T-Model head pulled to death ...

Tracklist

1. Dale 05:17   
2. Kill the Colossus 05:51
3. Protogrammar 06:09   
4. Noah 06:31
5. Sidewinder 04:31
6. Corridor 08:28

75/100

Monday, July 23, 2012

INSIDER - …Vibrations From the Tapes…(2012)


















(Phonosphera Records ph04 - 2012)

Quando ho saputo della nuova uscita dei pescaresi INSIDER, autentici paladini del rock nostrano, non ho potuto fare a meno di procurarmi una copia del loro ultimo lavoro '...Vibrations From the Tapes...' edito per la sempre più interessante etichetta romana Phonoshera Records. Premesso che gli INSIDER hanno esordito nel lontano 1996, credevo fossero estinti dopo l'ultimo grande 'Simple Water Drops' del 2005 (uno dei migliori dischi italiani in circolazione) ed invece tornano in auge con la presente release che consta di 5 tracce completamente improvvisate ed evidentemente registrate in sala con un paio di condensatori (il materiale è del 2007 !). Il master è stato realizzato da Gianmarco Iantaffi, ovvero il chitarrista dei Void Generator. Immaginate un fiume psichedelico chitarristico con condimento di synth ed ogni sorta di generatore sonico vintage: cinque groove che non potranno non piacervi se non amate il rock. Troverete una continua variazione in dinamica, interventi di wha, continui soli e temi di chitarra, una citazione hendrixiana ed effetti space in tutto il cd. Se amate il genere non mancatelo.   

When I heard about the new release of INSIDER from Pescara, true champions of our national rock, I could not help but get me a copy of their latest work '... Vibrations From the Tapes ...' published for the always more interesting roman label Phonoshera Records. Given that the INSIDER started out way back in 1996, believed to be extinct after the last great 'Simple Water Drops' in 2005 (one of the best Italian recordings in circulation) and instead come back into vogue with the current release, which consists of 5 tracks completely improvised and clearly recorded in a sort of rehearsal room with a pair of capacitors mic (the material is from 2007!). The master was made ​​by Gianmarco Iantaffi, or the guitarist of Void Generator. Imagine a river of psychedelic guitar with dressing of synth and all sorts of vintage sonic generator, five grooves that will surely please you if you do like rock. You will find a continuous variation in dynamics, interventions wha, just continuous themes and guitar, and a citation of Hendrix and space effects throughout the cd. If you love the genre does not miss it.

Tracklist

1    Your Brainticket         22:33
2    Killing Boredom         3:07
3    Raga in the Sky         12:27
4    First Steps         27:36
5    Dark Age         13:22

75/100

Friday, June 22, 2012

Farflung & Black Rainbows (Split) 2012



















Longfellow Deeds

Ennesima uscita per la francese Longfellow Deeds che compone uno split i cui protagonisti sono gli americani Farflung (in giro dal 1995) ed i prolifici italiani Black Rainbows, il che, desta sicuramente curiosità. E' lecito aspettarsi sfumature space in un disco del genere. 'Lupine' non tradisce le attese. Un buon riff di chitarra (non esasperata) introduce una linea melodica tipica del genere, voce filtrata e riff semplice ed accattivante tanto che al minuto 2:00 il pezzo non dice più nulla di particolare. E' comunque un bel pezzo. 'Punching Hole in the Twilight' potrebbe essere tranquillamente un pezzo dei Monster Magnet era Dopes To Infinity o Powertrip ma meno hard o tranquillamente un classico pezzo degli Hawkwind. 'No Circuit' è un altro bel pezzo tutto space, nulla di originale ma apprezzabile. In definitiva, buon approccio space per i Farflung con un occhio teso a temi abbastanza orecchiabili. In un contesto del genere ci si aspetterebbe che l'intero album sia sulla stessa falsariga invece i Black Rainbows aprono la loro parte con 'Let it Shine' che non si discosta affatto da quanto proposto nei lavori precedenti, riff granitico heavy psych pittuosto accattivante, chitarra molto compressa e soliti interventi space con echo a nastro e synth monofonico. Diciamo un brano classico del loro repertorio con accenni space. Il brano successivo, il cui titolo è veramente intrigante: 'The River, The Moon, The White Lake, The Megaelectrofantafuzzspace'  è invece più space e cadenzato, immaginate un riff molto simile a 'Get on the Snake' dei Soundgarden ed avrete un'idea precisa di ciò che ascolterete, sicuramente il miglior pezzo dell'intero split. Verso i tre minuti il pezzo torna all'antico amore dei BR, la psychedelia heavy, una sorta di intermezzo prima di tornare al riff precedente che più ci piace. Chiude il discorso 'The Devil & The Dream' che evoca ancora echi dei Monster Magnet con passaggi heavy tipici dei BR. Ecco una dimostrazione di come i gruppi italiani possano essere migliori di quello d'oltreoceano.

Yet another release from the french Longfellow Deeds who composes a split in which the protagonists are the smericans Farflung (around since 1995) and the prolific italian Black Rainbows, which, certainly arouses curiosity. And it would expect space shades in such a disc. 'Lupine' does not betray the expectations. A good guitar riff (not so heavy) introduces a melody typical of the genre, filtered voice and simple and attractive riff so that the piece at 2:00 does not say anything special. It 'still a nice piece. 'Punching Hole in the Twilight' could easily be a piece of Monster Magnet's Dopes To Infinity or even Powertrip but less hard or quietly a classic piece of Hawkwind too. 'No Circuit' is another beautiful piece throughout space, nothing original but commendable. Ultimately, a good space approach for Farflung with an eye aimed at catchy enough issues. In such a context you would expect that the whole album is along the same lines but the Black Rainbows open their share with 'Let it Shine', which does not differ at all from that proposed in previous work, granite heavy psych riff rather attractive, very compressed guitar and usual space work with a tape echo and monophonic synth. Let's say a piece of classical repertoire with hints space. The next song, whose title is really intriguing: 'The River, The Moon, The White Lake, The Megaelectrofantafuzzspace' is more space and rhythmic, imagine a very similar riff to 'Get on the Snake' Soundgarden and you have a precise idea of ​​what you'll hear, certainly the best piece of the whole split. At about three minutes the track is back to the old love of BR, the heavy psychedelia, a sort of interlude before returning to the previous riff that we like. It closes the split 'The Devil & The Dream', which still evokes echoes of Monster Magnet with heavy steps typical of BR. Here is a demonstration of how some italian groups can be better than band from overseas.

Tracklist

    Farflung: 65/100       
1    Lupine        
2    Punching Hole in the Twilight        
3    No Circuit        
    Black Rainbows: 70/00       
4    Let it Shine        
5    The River, The Moon, The White Lake, The Megaelectrofantafuzzspace        
6    The Devil & The Dream

Wednesday, June 20, 2012

Domo - Domo ep (2010)





















Self/Radix Records

I Domo risiedono ad Alicante e rispondono ai nomi di Paco (drums, percussion), Sam (guitar, effects) e  Óscar (bass, vocals). Immaginate i Blue Cheer con un attitudine prog ed avrete idea di cosa facciano questi tre bravi ragazzi spagnoli.  Dopo aver invaso il web col loro ep vengono messi sotto contratto dalla compaesana Radix Records, rimasterizzano il loro lavoro e ci regalano sette pezzi veramente interessanti. Per l'esattezza, ho reperito prima la versione in mp3 dal web e poi ho preso la versione rimasterizzata dalla Radix Records. La morale è che, se volete aiutare un gruppo emergente, allora acquistate il cd presso di loro o presso la Radix, ma se volete ascoltare la loro musica prendete gli mp3 che suonano 500 volte meglio della versione remaster. Incredibile ma vero...
'Nadi' non lascia scampo, una delle più belle parti di basso registrate negli ultimi anni. Groove sixties, distorsore e wha per la chitarra, batteria ampia, godibile in ogni sua sfumatura. In pratica, i vari temi improvvisati dalla chitarra reggono l'intera linea melodica, anchese ogni tanto Óscar si produce in qualche imprecisione esecutiva resa meno evidente dal bell'andamento del pezzo nel suo insieme. In sostanza, 6:30 di improvvisazione blues psychedelica accompagnata da un suono di basso spettacolare. 'Prana' apre con un echo a nastro imbizzarrito e ci conduce in un eccitante giro di basso che culmina con la chitarra. Qui, l'unico neo, forse dovuto alla produzione, è che il suono di chitarra risulta generato, secondo me, da una combinazione di strumenti la cui qualità intrinseca non è proprio eccelsa. Però la personalità non manca, e nonostante la similitudine col pezzo precedente che potrebbe farci pensare ad una inutile ripetizione, questa volta Óscar irrompe con un tema di chitarra da applausi, il pathos che manca ai più. Se continua così i Domo faranno strada, non ci sono santi che tengano...al minuto 8:20 l'ottima sensazione ancora non cessa. Come se non bastasse, il pezzo, verso i 9:00 vira verso un piccolo intervento di voce, semplice ma azzeccato. Ascoltatelo che fate prima e vale proprio la pena. 'Asura': e senti la chitarra col riverbero 'vero' ed immancabile wha, quello che ti fa percepire ogni sfumatura...ma non ti immagini che il tutto sfoci in uno scorcio quasi-Doom; intervalli inusuali per la chitarra in ambientazioni quasi arabesche (ricordiamoci che siamo in Spagna...). Segue un riff ancora diverso dal precedente, ecco perché si parla di prog. (ascoltate il 'solo' di batteria). Non vi dico più nulla di questa canzone e ben poco del prosieguo, scopritelo da soli. 'Pretas' è un pezzo acustico, 'Yamantaka' è un altro pezzo 'arabo'; c'è anche spazio per una digressione space (Eta Carinae) e Samsara dura 24 minuti (ho detto tutto). Il guppo di punta della Spagna in questo momento.

Domo band resides in Alicante and responds to the names of Paco (drums, percussion), Sam (guitar, effects) and Óscar (bass, vocals). Imagine Blue Cheer with a progressive attitude and you'll have an idea of what these three good spanish guys do. After invading the web with their ep they signed for the spanish Radix Records, they do a remastering of their work and give us seven pieces really interesting. To be exact, I found first the version as mp3 from the web and then I got the remastered version from Radix Records. The moral is that if you want to help an emerging group, buy the cd at them or at the Radix, but if you want to take a listen to their music get your mp3s that play 500 times better than the remaster version. Unbelievable but true ... 
'Nadi' leaves no way out, one of the most beautiful bass parts recorded in recent years. Sixties groove, distortion and wah for guitar, wide drums, enjoyable in every nuance. In practice, the various themes from improvised guitar govern the entire melodic line, even if Óscar occasionally occurs in some executive imprecision made less evident by the nice on goin' as a whole. In essence, 6:30 improvisational psychedelic blues accompanied by a spectacular bass sound. 'Prana' opens with a spooked tape echo and takes us on an exciting bass riffing that culminates guitar. Here, the only flaw, perhaps due to the production, is that the guitar sound is generated, in my opinion, a combination of instruments, whose intrinsic quality is just not excellent. But personality is not missing here, and despite the similarity with the earlier piece that could make us think of an unnecessary repetition, this time Oscar bursts with a  w-o-n-d-e-r-f-u-l guitar line, the pathos that is lacking in most. If they keep this way Domo will be a famous band, there are no saints...at minute 8:20 ... the good feeling does not give up. What's more, the piece turns about at 9:00 into a small presence of voice, simple but guessed. Listen to that, it worths the effort. 'Asura': and you can hear the guitar with the 'real' reverb and feel the inevitable wha, just what makes you feel every nuance ... but can you can't imagine that all this should result in an almost-Doom foreshortening; unusual intervals for the guitar in environments close to something like arabesque (remember that we are in Spain ...). Follows a one more time different riff, that's why we talk about prog. (Listen to the drum solo). I will not say anything about this song, and very little of the following, see for yourself. 'Pretas' is an acoustic track, 'Yamantaka' is another arabian piece and there is also room for a space digression (Eta Carinae) and 'Samsara' lasts 24 minutes (that's all...). The leading group of Spain at this time.




Tracklist

1 Nadi 6:30
2 Prana    11:57
3 Asura    8:52
4 Pretas 3:12
5 Yamantaka 8:27
6 Eta Carinae 1:59
7 Samsara 24:03

82/100

Thursday, May 17, 2012

Tuber - Tuber ep (2010)




















Credo sia la prima volta che recensisco dei brani disponibili solo in digitale, senza l'ausilio di una label intendo. I greci Tuber: Yannis Gerostathos - Guitars, Nikos Gerostathos - Drums, Paris Fragkos - Bass Guitar registrano questo ep di 4 pezzi al Parallel Universe studio e sono prodotti dal loro stesso batterista. La cosa è curiosa, capiremo il perché leggendo queste righe. Praticamente sconosciuti ai più, secondo le notizie che sono riuscito a raccogliere dovrebbero essere addirittura di Creta (ve l'immaginate una jam col minotauro...) i Tuber si fanno notare sin dal primo ascolto. Immaginate una commistione tra post rock e una psichedelia condita da qualcosa di personale. Una chitarra pulita disegna la melodia iniziale sopra alla quale la batteria disegna un groove semplice ma efficace, una seconda chitarra pulita si alterna alla prima e tutti insieme rincorrono parti più o meno tensive mutando il suono in distorto a seconda dei vari momenti. Il delay sulle chitarre fornisce il suond al tutto, nel quale si innestano momenti space ed altri che lambiscono territori stoner, senza mai raggiungerli veramente. Prendete i primi due album dei Pharaoh Overlord aggiungete i momenti più rock dell'ep ed immaginateli rilassarsi in atmosfere space ed avrete i Tuber. Una piacevolissima scoperta, anche considerato che l'isola di Creta non è mai stata una fucina di gruppi rock. Certo, la qualità della distorsione delle chitarre non è il massimo e, soprattutto, la batteria più di qualche volta rimane 'indietro' ma l'ep ha dalla sua sia una buona dose di personalità che un 'tiro' facilmente coinvolgente. Attendiamo con ansia un full-lenght magari prodotto in modo più confacente al livello artistico espresso.

I believe is the first time that I write a review of songs available in digital only, without the aid of a label I mean. The greeks Tuber: Yannis Gerostathos - Guitars, Nikos Gerostathos - Drums, Paris Fragkos - Bass Guitar recorded this ep of 4 pieces at the Parallel Universe studios and are produced by their own drummer. This is a curious thing, we understand why reading these lines. Virtually unknown to most, according to the news that I was able to collect should be even from Crete (could you imagine a jam with the minotaur ?!...) the Tuber stands out from the first listen. Imagine a mix of post rock and psychedelia flavored with something personal. A clean guitar draws the opening melody to which the battery draws a simple but effective groove, a second guitar alternate to first clean guitar and together they chase parts more or less tense by changing the sound into distorted  according to the different moments. The delay on the guitars provides the whole suond, where are grafted space moments and other lapping stoner areas, without ever really reach them. Take the first two albums by Pharaoh Overlord add the more rock moments of the ep and imagine them relaxing in  space atmospheres and you have the Tuber. A pleasant discovery, also considered that the island of Crete has never been a hotbed of rock bands. Of course, the quality of distorted guitars is not the greatest and most importantly, the drums is more than a few times 'back' but the ep has its both a good dose of personality that a 'shot' easily addictive. We look forward to maybe a full-length product in a suited manner to the artistic level expressed.


Tracklist
   
1.Sex And Depression 10:55  
2.Lap Dance 06:44  
3.The Fall Of The Wall 10:26  
4.Attack From Mars 06:30 

77/100

Sunday, May 6, 2012

Vespero - Subkraut: U-Boats Willkommen Hier (2012)



















R.A.I.G. 2012 (ro073)

I Vespero, Arkady Fedotov (bass, keyboard, vocals, flute), Valentin Rulev (violin), Ivan Fedotov (drums, percussion), Alexander Kuzovlev (guitar), Natalya Turina (vocals), Alexey Klabukov (keyboards) sono una band russa sostanzialmente di musica psychedelico-improvvisativa con venature space e kraut. Incidono per la R.A.I.G. russa e confermano sia il buon movimento russo-musicale, con relativa evidente attenzione dell'underground locale, sia i buoni risultati raggiunti dai recensiti che giungono alla loro settima realizzazione cui va aggiunto il recente split con i tedeschi Zone Six (vale a dire Dave aka Sula Bassana). L'album, nel quale compaiono i seguenti guest musicians: Ilya Semyonov / percussion, drums (2), Elena Belozyorova / arpeggiator (2), Alexei Esin / soprano sax (2,5), consiste di 6 brani piuttosto lunghi nei quali le tastiere la fanno da padrone. I primi due pezzi si sviluppano partendo da un groove (il secondo più ritmico) sopra al quale tutti gli altri strumenti insistono con diversi interventi, in stile kraut insomma, una sorta di Amon Duul meno caotici. L'arpeggiatore conferisce il timing, la chitarra canta le sue note, il sax fa altrettanto...e così via fino alla fine. La cosa che mi lascia dubbioso è il continuo ripetersi del groove, identico a se stesso per tutta la durata dei due pezzi. Altro incipit di synth, questa volta in stile Berlin School, per Underwater. Presenti le percussioni che corroborano all'ambientazione space del risultato che viaggia su un ostinato del basso. Arpeggiatore in evidenza in Target Selection, percussioni, divagazioni tastieristiche molto rilassanti. In sostanza, si giunge alla fine dell'album con lo stesso identico mood iniziale. Forse un po' troppo monotono nella sua globalità, ma un buon disco da avere nella propria collezione. Stavolta però non trovo nulla su youtube per voi...sorry !    

Vespero band, Arkady Fedotov (bass, keyboards, vocals, flute), Valentin Rulev (violin), Ivan Fedotov (drums, percussion), Alexander Kuzovlev (guitar), Natalya Turina (vocals), Alexey Klabukov (keyboards) is a Russian band essentially psychedelic-improvisational music with space and kraut grain . They recorded for the russian R.A.I.G. records and confirm both the smooth-moving Russian music, with its clear focus of the underground room, both the good results achieved by the reviewed that coming to their seventh release, to which must be added the recent split with the german Zone Six (ie aka Dave Sula Bassana). The album, in which appear the following guest musicians: Ilya Semyonov / percussion, drums (2), Elena Belozyorova / arpeggiator (2), Alexei Esin / soprano sax (2.5), consists of 6 tracks rather long in which the keyboards reign supreme. The first two tracks are developed from a groove (the second most rhythmically) upon which all other instruments are independently playing: kraut style, a sort of Amon Duul less chaotic. The arpeggiator gives the timing, the guitar sings his notes, the sax is the same ... and so on until the end. The thing that makes me doubtful is the continuous repetition of the groove, which is identical to itself for the whole duration of the two pieces. Another synth starting song, this time in a sort of Berlin School style for Underwater. Always the percussions that corroborate the space ambience of the result travelling on a bass guitar ostinato. Arpeggiator featured in Target Selection, percussions, very relaxing keyboard digressions. In essence, the cd comes at the end with the exact same starting mood. Maybe a little too monotonous in its entirety, but a good album to have in your collection. This thime I can't find anything at youtube for you...sorry !


Tracklist

01 - The Strangest Thing in the Ocean 11:32
02 - Anpeilen! 9:52
03 - Underwater 13:14
04 - Target Selection 8:59
05 - Angriff, ran, versenken! 11:06
06 - ALARM... The Art of Positive Thinking 12:27

68/100

Friday, May 4, 2012

Hotel Wrecking City Traders & Gary Arce - same (2011)




















Bro Fidelity Records (BroFi005) (vinyl only!)

Prendete due ragazzi australiani di Melbourne e aggiungeteci Gary Arce degli Yawning Man ed avrete i Hotel Wrecking City Traders & Gary Arce con un disco che non deve passare inosservato. Sotto il profilo architettonico uno dei dischi più interessanti degli ultimi anni. Immaginate un percorso che metta insieme post-rock e psychedelia alla Motorpsycho, quella più visionaria ed improvvisativa, ed avrete solo un pezzo del tutto. Alla premessa dovete aggiungere il tessitore di melodie orizzontali aka Toby (l'altro chitarrista) ed il drumming di Ben che raramente segue il beat ma descrive mai qualcosa di scontato. Nonostante la presenza di Gray ad una delle chitarre (è la coppia che...'scoppia' il disco) non c'è traccia di stoner rock, contrariamente a quanto scrivono alcuni recensori sul web. O si suona blues super potente col pick-up al ponte oppure non è stoner. Diffondete la notizia, non si sa mai possa essere utile a qualcuno...La struttura dei pezzi (solo due) consiste essenzialmente in una continua rincorsa vicendevole delle chitarre il cui mood variabile viene sottolineato dal drumming empatico del batterista. Ecco come dovrebbe essere un disco oggi nella sua struttura. Personale da parte di tutti i componenti e per tutta la durata della release. In sostanza, una chitarra descrive qualcosa iniziando a suonare - poi - sia con l'intervento dell'altra chitarra sia col lavoro della batteria le song acquistano drammaticità e si rilassano a seconda dell'umore dei musicisti. Il tutto, credo sia ovvio, in un completo mood super-psychedelico. Comprate sto cazzo di disco !

Take two aussie guys of Melbourne and add Gary Arce of Yawning Man and you'll have the Hotel Wrecking City Traders & Gary Arce with a release that should not go unnoticed. From an architectural point of view one of the most interesting records of recent years. Imagine a path that brings together post-rock and psychedelia a la Motorpsycho, the most visionary and improvisational, and you only have one piece of the whole. You must add to the premise the weaver of horizontal melodies aka Toby (the other guitarist) and the drumming of Ben that rarely follows the beat but never describes anything for granted. Despite the presence of Gray at the guitars (the couple of the guitars is their strenght) there is no trace of stoner rock, contrary to what some reviewers wrote on the web. Or you play a super powerful blues with the bridge pickup or is not stoner. Spread the news, you never know might be useful to someone ... The structure of the pieces (only two) consists essentially of a continuous and mutual run of the guitars whose variable mood is underlined by an emphatic drumming. Here's how a disc should be in its structure. Personal by all the components and for the whole duration of the release. In essence, one guitar describes something beginning with a rhythmic and melodic playing - then - with the intervention of the other guitar and of the drums the songs get drama and relax as the mood of the musicians. All this, I think it's obvious, is a complete super-psychedelic mood. Buy it...cazzo!

 Tracklist

A Coventina's Cascade     10:19
B Traverse of the Oxen     10:21

80/100

Wednesday, April 25, 2012

Wight - Wight Weedy Wight (2011)




















Fat&Holy (cd) Bilocation (LP/Kozmic Artifactz)



I tedeschi Wight, che rispondono ai nomi di Rene (vocals, guitar), Peter (bass), Michael (drums), incidono per la Bilocation Records, ovvero una sub label della teutonica Kozmic Artifactz, hanno sicuramente degli attributi per distinguersi dalla massa informe di band che sguazzano nei mari Stoner/Kraut/Jam/Doom/Retro ormai saturi da tempo. Appena apre la chitarra di 'Cosmic Rhythm #1'  veniamo proiettati in un ambiente analogico. Chitarra sporca con delay, basso sporco e medioso, batteria cadenzata da riverberi d'epoca e quel 'soffio' tipico o del trascinamento del nastro o dell'aria del microfono (è quest'ultimo il caso). Quando al minuto 3:50 si ascoltano i primi temi/soli di chitarra ci tornano in mente le serate in cantina o in saletta dove il batterista rimaneva perennemente 'dietro' e la melodia dei soli era quasi sempre incerta. La parte finale della canzone assomiglia vagamente alla parte finale di Sidereal Connection dei Void Generator, ma con un risultati minori. La seguente 'All Beyond the Piend of Being' vira nel doom sabbathiano con tanto di wha alla chitarra. Molto bella la voce di Rene e la sua ambientazione ma bello anche il prosieguo con echi che entrano ed escono in suoni più grossi di chitarra accendendo la canzone e spegnendola a seconda delle esigenze con relativo condimento di accenni space. La canzone merita sicuramente. 'Let Me Know When You Found God' è una sorta di omaggio ai Witchcraft che però non ne raggiunge i fasti con relativo solo di chitarra non esattamente all'altezza. Stesso mood e quasi stessa durata per la successiva 'Wight Weedy Wight'  che nella parte centrale si abbandona a passaggi space comunque pregevoli. Segue 'Shaman Woman' che, anche se non molto originale, vira su sfumature più heavy psych dove la voce di Rene torna in cattedra. Chiude 'Hammer Boogie' che si muove in mezzo ad un mood doom personale ed un sorprendente boogie rock con tanto di solo di sax ! Un disco sicuramente migliorabile da un punto di vista dell'omogeneità, ma certamente valido. Un gruppo che dovrebbe sfruttare maggiormente la voce di Rene (che peraltro fonda la Fat&Holy Records da cui nasce il cd) e dal quale potrebbero scaturire graditissime sorprese.

The germans Wight, who respond to the names of Rene (vocals, guitar), Peter (bass), Michael (drums), account for the Bilocation Records, which is a sub label of the teutonic Kozmic Artifactz have definitely attributes to distinguish themselves from the shapeless mass of bands that revel in the saturated seas of Stoner/Kraut/Jam/Doom/Retro since a long time. It starts by the guitar of 'Cosmic Rhythm # 1' and we are quickly projected in an analogue environment. Dirty and delayed guitar, filthy and muddy bass guitar, rhythmic drums from vintage reverbs and that typical 'breath' or of a dragged tape or by air from the microphone (the latter is the case). When you listen at 3:50 to the first guitar themes/solos you are reminded of their nights in the cellar or in the rehearsal room where the drummer remained perpetually 'behind the timing' and the melody of the guitar was almost uncertain. The final part of the song vaguely resembles the final part of Sidereal Connection from Void Generator, but with fewer results. The following 'All Beyond the Piend of Being' turns into a sort of sabbathdoom complete with a nice wah guitar. Very beautiful voice of Rene and his beautiful environment but also nice is the following part with echo coming in and out into bigger sounding guitars turning the song on and off as needed with space hints. The song is definitely good. 'Let Me Know When You Found God' is a sort of homage to Witchcraft but does not achieve the magnificence with its guitar solo that is not quite good as its predecessor. Same mood and almost the same duration for the next 'Weedy Wight Wight' that in the middle has very nice space passages and still valuable. Follows 'Shaman Woman' that, although not very original, turns into an heavy psych nuances where the voice of Rene is back in the chair. Last song is 'Hammer Boogie' which moves in the middle of a doom mood and an amazing boogie rock with a surprising sax solo! The platter certainly would be improved by a point of view of homogeneity, but is certainly valid. One group that should have a greater use of Rene's voice (who also founded the Fat & Holy Records from which the CD) and the most welcome surprises may arise.
   

Tracklist

1    Cosmic Rhythm #1   5:39     
2    All Beyond the Piend of Being   9:24        
3    Let Me Know When You Found God   10:51        
4    Wight Weedy Wight   11:39           
5    Shaman Woman    3:53        
6    Hammer Boogie 4:16

73/100

Monday, April 23, 2012

Ufomammut - Oro: Opus Primum (2012)




















Neurot (cd) - Supernatural Cat (cat012LP)



I piemontesi Ufomammut, che si sono sempre mostrati con i seguenti avatar: Urlo (vocals, bass, synthesizers), Poia (guitar, synthesizers), Vita (drums), Gara (keyboards, 1999), Alien (keyboards, 1999-2000), Flyeater (keyboards, 2000-03), Legof (keyboards, 2004-05), sono uno dei gruppi di punta della scena musicale, diciamo 'undergrund', italian. A torto o a ragione sono uno dei gruppi italiani più  conosciuti all'estero che si sia avventurato con successo nella scena che attraversa la psichedelia, il  doom, lo sludge e dintorni. L'ambientazione dei pezzi è stata, ora come allora, sempre appannaggio di toni grigi, atmosfere cupe e scelte che non esiterei a definire estreme. ORO: Opus Primum, pur  discostandosi dai lavori precedenti, mantiene quei tratti che lambiscono il mood quasi esotoerico,  mistico e non esattamente rivolto ad una educanda. Empireum ci piomba addosso con un tema di synth che volteggia sopra strumenti a corda molto distorti e compressi. Voci lontane ed interventi space a la Hawkwind divergono dal monolite chitarristico (e del basso). 14 minuti di psychedelia introspettiva che non lasciano scampo. Ottimo inizio. Segue Aureum, una sorta di medley tra i Melvins di Ozma e Grindstone dei Motorpsycho.  Qui il giro è più introverso, corto, portato ad intervalli stretti (tipico del trash metal, che però qui non ci azzecca una mazza...) sopra al quale insistono voci dantesche. Il brano sembra troppo introverso, rivolto a se stesso e privo dello slancio del precedente. Infearnatural continua sulla stessa falsariga e ci sorprende quando ci rendiamo conto che i minuti passano senza stancarci perché ti costringe all'ascolto, come se ci fosse la sensazione che qualcosa stesse per succedere, ma non succede nulla se si eccettuano piccole divergenze da synth. Magickon apre con lo stesso tema di tastiera della prima traccia quasi a voler sottolineare il concept dell'album. Proprio questi sono i brani più riusciti perché hanno una melodia ben definita da seguire. Le citate caratteristiche minimali si ritrovano continuamente nel lavoro degli Ufomammut, è una loro caratteristica, ma bisogna stare attenti che non si finisca per realizzare un lavoro autoreferente, caratterizzato quasi esclusivamente dallo stordimento mesmerico del suono in sé. La song scivola in Mindomine, il pezzo di chiusura di Opus Primum. In definitiva un platter non male ma neanche di rimarcabile fattura. Troppo compresso, troppo spesso autoreferente e troppo poco distante da ciò che siamo abituati a sentire dagli Ufomammut.  


Ufomammut, from a region of the north named Piemonte, who have always shown with the following avatar: Scream (vocals, bass, synthesizers), Poia (guitar, synthesizers), Vita (drums), Race (keyboards, 1999), Alien (keyboards, 1999-2000) , Flyeater (keyboards, 2000-03), Legof (keyboards, 2004-05), are one of the leading groups on the italian 'underground' music scene. Rightly or wrongly they are one of the most famous Italian group abroad who has successfully ventured into the scene through psychedelia, doom, sludge and the surrounding area. The setting of the piece was, then and now, increasingly the preserve of gray tones, dark atmospheres and choices that I would not hesitate to define extreme. ORO: Opus Primum, but departed from previous works, it keeps those traits that lap the mood almost esotoeric, mystical and not exactly facing a schoolgirl. Empireum falls upon us with a synth theme that hovers over strings instruments very distorted and compressed. Distant voices and space touches a la Hawkwind plan to diverge from the monolith guitar (and bass). 14 minutes of introspective psychedelia that leave no escape. Great start. Follows Aureum, a sort of medley between the Melvins of Ozma and Grindstone from Motorpsycho. Here the riff is more introverted, short, resulted in narrow intervals (typical of thrash metal, but no guesses such a shit here), over which Dante voices insist. The song seems too introverted, direct to himself and without the momentum of the previous track. Infearnatural continues along the same lines and we are surprised when we realize that the minutes go by without getting tired because it forces you to listen, as if there was a feeling that something was about to happen, but nothing happens except for small different synth. Magickon opens with the same theme as the first track of the keyboard as if to emphasize the concept of the album. Suck songs are most successful because they have a well-defined melody to follow. The above minimum characteristics are found constantly in the work of Ufomammut, their main feature, but be careful not to realize a self-referential work, characterized almost exclusively by the stunning and mesmeric sound facing with itself. The song slips into Mindomine, the last piece of Opus Primum. Ultimately, a platter that is not bad but nothing of remarkable workmanship. Too compressed, too self-referential and too often not far from what we usually hear from Ufomammut.




Tracklist

1 Empireum  13:55
2 Aureum  12:28
3 Infearnatural  7:27
4 Magickon  7:57
5 Mindomine  9:18


60/100